Quaderni Radicali

Sviluppo professionale continuo

 


L'Educazione Continua in Medicina (E.C.M.), obbligatoria dal I luglio 2001 per tutto il personale del servizio sanitario nazionale ed oggetto di un ricorso presso la Corte Costituzionale da parte della regione Lombardia, ha già come competitore lo Sviluppo Professionale Continuo o C.P.D. (Continous Professional Development). Il modello del CPD diffuso in 18 paesi europei ed extraeuropei - si focalizza sul miglioramento qualitativo della prestazione professionale e sull'impegno di adeguare la performance medica ai bisogni dell'assistito e del servizio sanitario nazionale ed oltre alle tradizionali tematiche - proprie dell'Educazione Continua in Medicina (E.C.M.) - include anche il management, le scienze sociali e le modalità di relazionarsi. Dunque mentre il modello dell'ECM punta al rinnovamento del sapere medico (in considerazione del veloce turn - over delle conoscenze), il modello del CPD invece si focalizza sull'evoluzione e sul miglioramento della prestazione professionale. Insomma uno spostamento da un modello centrato sul "sapere" (cioè aggiornare le proprie conoscenze) al "saper fare" (cioè adeguarsi appropriatamente alle mutevoli esigenze del contesto assistenziale). In effetti in Italia l'introduzione del budget di distretto richiede un allargamento di competenze professionali che travalica l'ambito dello specifico sapere per confrontarsi costantemente con il contesto allargato, pieno di sollecitazioni e richieste non unicamente sanitarie; il modello del CPD pertanto risponderebbe meglio alle esigenze di formazione multidisciplinare propria del servizio sanitario nazionale; inoltre tale modello faciliterebbe il passaggio dal salario indifferenziato al salario di qualità, fondato sui risultati dell'attività professionale, favorendo la messa a punto di meccanismi di valutazione imperniati su standard qualitativi diretti a misurare l'appropriatezza delle prestazioni. I paesi - tra cui Gran Bretagna, Olanda, Norvegia, Stati Uniti, Australia, Canada - che adottano il CPD (Continous Professional Development) intendono imperniare la formazione continua sulla qualità delle prestazioni professionali collegando la qualità dell'assistenza sanitaria alla certificazione delle competenze dei relativi operatori. Infine tra i 18 paesi che adottano il CPD, solo 6 ne stabiliscono l'obbligatorietà.
In conclusione, lo Sviluppo Professionale Continuo (CPD) poco si presta a ricadute burocratiche, in quanto centrato su di un "sapere operativo" e sulla valutazione costante degli standard qualitativi delle prestazioni professionali, piuttosto che sull'accumulo (per giunta in Italia obbligatorio ed al di fuori dell'autonoma scelta del professionista) di mero "sapere".

Maurizio Mottola